All’interno del quartiere Rosario, là dove, dipartendosi da via Fondaco, confluiscono le attuali vie Splendore, Canova e Tirreno, è collocata da molto tempo una monumentale fontana detta “funtana i Masotta”.

È ignoto al momento il perché tale nome, non certamente per il maestro che la costruì che, con ogni probabilità, è stato l’artigiano cittanovese Sgambetterra Giuseppe, fratellastro del più conosciuto artista Mommo Scionti, caposcuola di quella famosa bottega dove impararono l’arte e si forgiarono noti ebanisti ed intagliatori della Cittanova di fine Ottocento.

Un tempo l’acqua della fontana fuoriusciva da più canali e ad essa si recavano tutte le donne del rione per attingere quel prezioso liquido utilizzato per i loro bisogni domestici. Per questo motivo la fontana diventava un importante luogo d’incontro perché, mentre ragazze, giovinette e donne aspettavano il loro turno per riempire la “cannata”, cioè la caraffa o il secchio (“catu”) o la “cortara” (l’anfora) – dalle donne portata sulla testa con gran maestria- si faceva ogni tipo di discorso. Stando in crocchio le donne parlavano di lavoro e del tempo, raccontavano storie del passato, di spettri (“’i spirdi”) e di briganti, si parlava e si sparlava di questo e di quella, d’avvenimenti già successi, ipotizzando pure ciò che sarebbe accaduto. E parla oggi, parla domani sorgevano le confidenze, si originavano i dissapori, nascevano gli amori. Sì, anche gli amori.

   La fontana, infatti, come la chiesa, era il luogo dove i giovani del paese andavano ad “occhiari”, cioè ad adocchiare le giovinette che andavano a prendere l’acqua, cercando di conquistarle o, se l’innamoramento era già avvenuto, per lanciarsi furtive occhiate o dirsi soltanto “Buongiorno”, “Buonasera”.

Così recita una quartina paesana:

Quandu passati ‘i ccà, passati onesta

Nommu dici la ggenti ca ‘nd’amamu

Vu’ mbasciati ll’occhi e jeu la testa,

Chistu esti lu signu ca ndi salutamu.

A quei tempi, infatti, era impensabile che un giovane potesse corteggiare una ragazza con quella libertà che contraddistingue, invece, i rapporti odierni.

A tal proposito si raccontava un aneddoto accaduto proprio alla fontana di Masotta.

Un giovane che era innamorato di una giovinetta, ma non era ben accetto né a lei né alla famiglia, aspettò la donna alla fontana e avvicinatosi a lei, al momento del suo arrivo, la baciò con forza di fronte a tutti gli astanti, pensando in tal modo di costringerla ad accettarlo, in quanto disonorata. La giovane, invece, facendo finta di niente e senza dar peso al gesto fatto nei suoi confronti, si avvicinò alla fontana e, pur essa, in modo plateale, si lavò le labbra ed il viso, così da dimostrare che tutto era stato pulito, tutto era tornato nella normalità, perché anche così recitava il detto antico: “pizzica e bbasi no’ fannu pertusi”.

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